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Punto
daccesso per linterno e la costa meridionale dellisola, la Valle Jato,
si trova a Sud/Ovest della Conca dOro, a circa 25 Km da Palermo.
Le pitture rupestri dentro la Grotta Mirabella testimoniano la presenza delluomo,
nella Valle, sin dalla preistoria.
Dal X° secolo a.C. sino al 1246 d.C. la vita economica/politica della Valle è stata
fortemente condizionata dalla Città Jato, sita sullomonimo Monte.
Dalla cima del Monte Jato, ala pendice meridionale della Valle Jato, si domina visivamente
quasi tutto il territorio che va dalle montagne che chiudono la Conca dOro al golfo
di Castellammare e tutta la Valle del Belice. Una posizione strategica che gli consente di
essere punto di vedetta, controllo e difesa del territorio.
Il primitivo villaggio fatto di capanne dagli indigeni, (X° sec. A.C. circa), divenne nel
550 a.C. una colonia greca, che lo trasformò in una fiorente città. Del nuovo assetto
urbanistico fanno parte le fortificazioni, la rete viaria, i quartieri residenziali e di
spicco un tempio (il Tempio di Afrodite), la piazza principale (lAgorà) e un Teatro
con una capacità di 4400 posti. Attorno al 278-275 a.C. vi si insediarono i soldati di
Pirro, re dEpiro, Durante la prima guerra punica (264-241 a.C.) gli Jatini
cacciarono via i Cartaginesi e aprirono le porte ai Romani e divennero tributari di Roma.
Il periodo della dominazione Romano-Imperiale finisce probabilmente attorno al IV°-V°
secolo d.C. con lincursione dei Vandali e in seguito col dominio Bizantino al quale
mise fine nell827 la conquista Arabo-Musulmana. A Jato vi si stabilirono immigrati
Magrebini.
Attorno al XI° secolo d.C. i Normanni conquistarono la Sicilia, il territorio della Valle
Jato fu suddiviso in Feudi che furono dati ai nuovi "nobili". Nel 1079 le
tredicimila famiglie abitanti di Jato, forti della difendibilità del territorio e di
avere al sicuro gli armenti e le pecore, stanchi dei sorprusi feudali, si ribellarono al
Conte Ruggero rifiutando di pagare le imposte e prestare servizi. Nel 1182 Il Re Normanno
Guglielmo II, donava al Monastero di Santa Maria la Nuova (il costituendo e potentissimo
Arcivescovado di Monreale), tutto il territorio della Valle Jato con tutto quel che
conteneva (compresi i villani) sviluppando una struttura contadina subordinata ai soprusi
della classe nobiliare.
Jato, ultimo baluardo arabo in Sicilia, nel 1246 dopo oltre ventanni dassedio,
si arrese per fame allImperatore Svevo Federico II che la rase al suolo e deportò i
sopravvissuti a Lucera di Puglia.
Lo spopolamento della valle causato dalla distruzione di Jato indusse, per continuare a
far produrre le proprie terre, lArcivescovado di Monreale a favorire
limmigrazione di nuclei stranieri, nei feudi di Dammusi, Chiusa e Signora
sinsediò una comunità Armena.
Dopo la conquista Spagnola della Sicilia, la duplice classe feudale, di nobili ed
ecclesiastici formatasi ai primi del 1300, con pesanti pressioni fiscali portò il ceto
più povero a condizioni misere di sussistenza.
Alla fine del 1600 i feudi della Valle Jato, per conto del Real Tempio di Monreale,
venivano gestite dai Padri Pellegrini (Collegio della Compagnia di Gesù di Trapani),
mantenendo e per certi versi aggravando le condizioni di vita dei gabelloti. A completare
il pieno potere ovvero "l'alta giurisdizione", dei Signorotti, si aggiunse il
mero e misto imperio e cioè il diritto di vita o di morte sopra il vassallaggio.
Nel 1767 i Gesuiti vengono espulsi dalla Sicilia e i loro beni confiscati e aggregati al
Tribunale del Real Patrimonio.
Il 30 Agosto 1779 Don Giuseppe Beccadelli di Bologna, Marchese della Sambuca e Principe di
Camporeale, compra, pro persona nominanda, "li cinque territori o siano senimenti di
terre
. Con case, fabbriche, acque, beverature, mercati, mandre, vigne, alberi
domestici e silvestri, magazzini e tuttaltro in essi esistesti per onze ottantamila
(88.930) di moneta del Regno di Sicilia". Per decreto del Re Ferdinando IV il 30
Maggio 1779 gli viene confermata la "concessione del mero e misto imperio con l'alta
giurisdizione di poter farvi università o popolazioni e reluirvi i censi accollati nella
compra."
Nellex Feudo Mortilli attorno al casamento della Masseria Gesuitica il Marchese
della Sambuca, alla fine del 1779, dà inizio alla fondazione di San Giuseppe delli
Mortilli (oggi San Giuseppe Jato).
L11 Marzo 1838 un tremenda frana travolge e distrugge due terzi del neonato paese,
gli scampati al disastro si rifugiano nella vicina località di Piangiporrello (oggi San
Cipirello), dove probabilmente esistevano dei casali rurali, qui, una nota Ministeriale
del 21 Luglio 1838, dispone che i disastrati riedifichino il nuovo Comune. Con la frana il
Principe di Camporeale non ha più diritto ai censi i quali andavano assorbiti
direttamente dal Comune.
A poco più di un anno dalla frana, con lintervento del Governo Borbonico, a San
Cipirello si costruivano 158 case su una richiesta di 400 "suoli di case". In
fase progettuale San Cipirello nacque come borgata e quindi dipendeva amministrativamente
dal Comune di San Giuseppe Jato.
Nel 1842 gli abitanti del nuovo Borgo fecero richiesta al Governo Borbonico di scindersi
da San Giuseppe Jato per divenire un Comune autonomo, ma venne respinta perché la
popolazione era di poco più di 700 anime. Solo ventidue anni dopo, con Real Decreto
dell11 Dicembre 1864 n° 2048, la Borgata di San Cipirello viene costituita Comune
autonomo.
Ancora oggi sono due Comuni "amministrativamente" autonomi, anche se, la Storia,
gli abitanti, gli interessi e fisicamente anche le case, sono intimamente in comunione tra
loro. |