


Testi
di Hans Peter Isler tratti dall'opuscolo, "Da Jato a San
Cipirello", Prodotto e distribuito da: Il Museo Civico si trova nella
centrale via Roma a San Cipirello. Esibisce una scelta (necessariamente molto ristretta,
visto lo spazio a disposizione) dei reperti provenienti dagli scavi di Monte Iato. Nella
zona d'ingresso sì vedono alcune planimetrie e ricostruzioni grafiche dei più importanti
monumenti finora scavati. I reperti senz'altro più vistosi sono le sculture in calcare
che ornavano il teatro greco di Iaìtas. Grande è stata infatti la sorpresa quando, nel
1973, vennero alla luce quattro figure più grandi del vero, appartenenti alla decorazione
dell'edificio scenico. Ciascuna delle quattro statue si compone dì tre blocchi, uno con
piedi e gambe, uno con testa e braccia e uno intermedio. Sono stati recuperati in tutto
undici blocchi, lo stato di conservazione varia da uno all'altro. I blocchi pertinenti ai
personaggi maschili, inglobati in costruzioni medievali, sono parzialmente mutilati. Le
statue femminili, ben conservate, sono state rinvenute entrambi ad ovest dell'edificio
sceni Vetrina I: In alto si vedono alcuni materiali provenienti dagli starti di distruzione della casa a peristilio, come un calice di terra sigillata, un coltello da macellaio, e, in calchi, alcune monete. Spicca un manico dì bronzo decorato a testa dì satiro. Elementi della decorazione pavimentale e tarietale della casa sì vedono al ripiano inferiore. In alto a destra, esposta una campionatura delle lucerne provenienti dal deposito votivo davanti al tempio di Afrodite, e inoltre il vaso frammentario che reca inciso l'inizio del nome della divinità. Sul piano medio sono esposti i vasi del deposito votivo trovato all'interno del tempio dì Afrodite. Questo deposito comprendeva anzitutto vasi per bere importati, tra cui due coppe fabbricate ad Atene, gravemente frantumate, appartenenti alla classe Droop. Pure da Atene proviene una tazza a vernice nera; quattro tazze molto frammentarie, dì forma analoga, verniciate solo parzialmente, provengono invece da Corinto. C'è poi un gruppo di ciotole decorate a nastri, molto danneggiate, dì produzione indigena locale, La ceramica d'importazione, dì per sé semplice, deve essere stata altamente apprezzata a Iaitas, visto che ha subito riparazioni a filo dì piombo, dì cui restano evidenti i fori praticati nella parete dei vasi. Nel ripiano inferiore della vetrina I sta, a sinistra, l'altare domestico della casa a peristilio. Seguono alcuni vasi usati dagli abitanti in epoca ellenistica. A destra si vede una scelta dì materiale indigeno anteriore all'arrivo dei Greci a Iaitas, scoperto negli strati sottostanti il tempio dì Afrodite. Vetrina II:nel ripiano superiore si vede una lucerna a sostegno, dono votivo ad Afrodite. Il piattello di terra sigillata indica l'abbandono del teatro in epoca tiberiana, mentre i frammenti di sigillata africana provengono dagli strati dì crollo dell'edificio scenico, avvenuto attorno al V secolo d.C. Alcuni vasi medievali invece furono scoperti in una cucina di epoca tarda sull'agorà. Il ripiano medio e quello inferiore mostrano, a sinistra, i vari tipi dì antefissa del teatro, e cioè, in due varianti, la maschera della giovane protagonista bella e desiderata e quella del vecchio schiavo furbo. Sono tipi di maschera ben noti della Nuova Commedia dì Atene. Si legge anche il bollo del fabbricante dì queste ante fisse, Portax, la cui fornace è stata identificata alcuni anni or sono alla foce del fiume lato. Nel ripiano medio a destra vediamo due grandi frammenti dì vasi indigeni dell'ultimo periodo, databili, in base a vasi greci associati (il piccolo frammento a vernice nera, di importazione da Atene), nella prima metà del V secolo a.C. Nel ripiano inferiore sono esposti alcuni vasi sporadici provenienti dalla necropoli, saccheggiata prima dell'inizio degli scavi regolari. Sporadico è anche un coperchio dì urna romana in marmo, ritrovato in un contesto medievale dell'agorà. Vetrina III: Sono qui illustrate le tipologie della ceramica indigena incisa e dipinta, della ceramica greca a vernice nera e di quella romana (sigillata aretina ed africana). Vetrina IV: Si espone una campionatura della ceramica medievale invetriata a base dì piombo. Vi sì aggiungono le pentole invetriate e quelle fatte a mano libera. Vetrina in basso al centro: A destra si illustra la tipologia delle lucerne di Monte Iato, dagli inizi nel VI secolo a.C. fino in epoca sveva. A sinistra prodotti dell'artigianato antico e medievale. Spicca un frammento di rilievo osseo con Ganimede rapito dall'aquila dì Giove. Notevoli anche i bronzi medievali dì accurata lavorazione. Nel ripiano inferiore stanno un capitello ionico e una base, provenienti dal cortile della casa a peristilio. Inoltre due tegole con iscrizione bollata, l'una con il nome della città Iaìtas, l'altra con il nome del magistrato Tammaros. |
Progetto
e realizzazione di Giuseppe Brusca
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ultimo aggiornamento 24/12/2007