Testi di Hans Peter Isler tratti dall'opuscolo, "Da Jato a San Cipirello", Prodotto e distribuito da:
-Provincia Regionale di Palermo
-Comune di San Cipirello

pizzuk.jpg (22748 byte)Il Monte Jato si erge a circa trenta chilometri a sud-ovest di Palermo. Ultima propaggine a sud della catena di montagne che separava la Conca d'Oro dall'interno dell'isola, esso domina la valle del fiume Jato che sfocia nel golfo di Castellammare. Dalla cima, situata a 852 m., si gode un ampio panorama che si estende ad ovest fino al mare. Formato su tre lati di ripidi pendii rocciosi, il Monte Jato è praticabile solo attraversando un pianoro contiguo, ad est.
Per questa sua configurazione si presta quindi benissimo come area di insediamento sicura.
Monte Jato fu abitato a partire dagli inizi del primo millennio a.C., nonostante l'altitudine e le condizioni climatiche difficili. Siti analoghi si trovano anche nei dintorni: alcuni noti, come Segesta o Eryx (oggi Erice), altri evidenziati da recenti scavi, come Monte Castellazzo di Poggioreale, Monte Adranone vicino Sambuca, Monte Cavalli di Prizzi o Rocca d’Entella a nord-ovest di Contessa Entellina, o Monte Maranfusa presso Roccamena, altri finora poco studiati come Monte d'Oro di Montelepre. Tutti questi insediamenti risalgono all'età protostorica. Molti di essi hanno vissuto a lungo, ma con vicende diverse. Fra i siti protostorici della Sicilia occidentale Monte Jato e uno dei più interessanti, sia per le sue dimensioni che per la sua lunga vita. Solo qui è attestato finora l'insediamento ininterrotto dall'epoca protostorica fino all'Alto Medioevo, senza che gli strati archeologici risultino sconvolti in epoche più recenti. Monte Jato si presta dunque particolarmente alla ricerca archeologica.

Dal 1971 l'istituto di Archeologia dell'Università di Zurigo, vi conduce scavi regolari. Scopo dell'investigazione archeologica moderna non è il recupero di opere d'arte o di oggetti di valore, ma la ricostruzione della storia dei siti. Anche la nostra ricerca vuole anzitutto rievocare la storia: storia intesa però non come serie di eventi politici (ricostruibili, se mai, mediante le fonti scritte). Si tratta invece di rievocare e di capire la vita quotidiana a Monte Jato nel corso dei millenni in base ai rinvenimenti di scavo. L'attenzione scientifica si focalizza sulla storia culturale del sito, riflessa dall'architettura, dalle opere d'arte ma anche dagli oggetti di uso comune coma la ceramica, anche frammentaria. I risultati di tale ricerca non possono evidentemente essere che provvisori e richiedono aggiornamenti continui.

IL NOME DELLA CITTÀ JATO
L'antico nome dell'insediamento sul Monte Jato non è tramandato in modo univoco.Una città, nel mondo classico, era un'unità politica indipendente e autosufficiente, costituita da un nucleo di cittadini liberi. Le fonti scritte usano perciò indicare la cittadinanza piuttosto che il nome della città. I cittadini del nostro insediamento venivano chiamati IAITINOI in greco, IETENSES in latino. Nulla sappiamo della lingua della prima popolazione e quindi del nome dell'insediamento in età protostorica. Non va scartata l'ipotesi che la radice del nome, per la quale non esiste spiegazione soddisfacente in greco, sia di origine indigena. Il nome della città compare su documenti riportati alla luce dagli scavi, e cioè su tegole e su una serie di monete della città. In base a questi, in combinazione con un passo dello scrittore romano Silio Italico di prima età imperiale, il nome della città si può ricostruire come IETAS in latino e IAITAS in greco. La forma medievale del nome viene tramandata dalle fonti: GIATO.


LA STORIA POLITICA SECONDO LE FONTI SCRITTE

L'insediamento di Monte Jato visse, sia nell'Antichità che nel Medioevo, ai margini della storia politica. A differenza di metropoli come Atene o Siracusa, viene quindi citata solo sporadicamente nelle fonti, di solito a proposito della sua forte posizione strategica, che le consentì a volte di svolgere un ruolo episodico nei grandi scontri tra le potenze. I Cartaginesi dominarono la Sicilia occidentale, e quindi anche la nostra città, a partire dall'inizio del IV sec. a.C. Pirro, re d'Epiro, in occasione della sua incursione in Sicilia (278-275 a.C.), assalì anche Monte Jato. Durante la prima guerra punica (264-241 a.C.) gli Ietini aprirono le porte della loro città ai Romani dopo averne cacciato la guarnigione cartaginese. In seguito Iaitas passo insieme a tutta la Sicilia occidentale, sotto il dominio romano. aquila.jpg (2268 byte)
Dell'epoca romana imperiale sappiamo soltanto che Ietas faceva parte, insieme ad altre 45 città di Sicilia, del gruppo degli " stipendiarii", cioè di comunità tributarie di Roma. Dal che consegue che Ietas era uno dei circa 50 insediamenti urbani della Sicilia romana: anzi, come risulta dagli scavi, non fra i minori. Le fonti per la storia medievale sono anch'esse rare. Nel XI sec. d.C., al momento della conquista normanna della Sicilia sotto il Conte Ruggero. il sito era abitato soprattutto da popolazioni arabe immigrate dal Magreb. Queste, nel 1079, rifiutarono di pagare le imposte e prestare dei servizi. Seguite dagli abitanti di Cinisi, si ribellarono al Conte Ruggero che solo a fatica riuscì a vincerle, dopo averne bruciate le messi. Parte dell'accesso protetto menzionato dal Malaterra, detto oggi la 'scala del ferro", è tuttora praticabile sul fianco nord-est del monte. Alla metà del XII sec., quando il geografo arabo Al Idrisi visitò la nostra città, essa aveva un castello e una prigione sotterranea per chi aveva mosso offesa al sovrano. Sotto il re normanno Guglielmo II essa passava alla Chiesa e al Monastero di Santa Maria la Nuova di Monreale e dava il suo nome a tutto il territorio: nell'atto di donazione del 1182 d.C. questo viene chiamato Magna divisa Iati. Discordie religiose provocarono nel XIII sec., insurrezioni degli Arabi isolani contro Federico Il di Svevia, imperatore cristiano e re di Sicilia. Giato medievale divento teatro dell'ultima rivolta musulmana in Sicilia, dapprima assieme alla vicina Entella, poi in seguito alla sconfitta dell'alleata, sola. Sembra che l'assedio alla nostra città sia durato più di 20 anni, seppur non ininterrotto. Documenti che portano la firma dell'imperatore "in assedio Iati" attestano la presenza sotto le mura di Jato negli anni 1222 e 1223. Solo nel 1246 la città venne infine conquistata e rasa al suolo. I sopravvissuti vennero, come già altri nuclei arabi, deportati a Lucera di Puglia. Con ciò si concluse, dopo più di due millenni, la storia dell'abitato di Monte Jato: il che i nostri scavi hanno confermato.

TOPOGRAFIA DELL’ANTICA CITTÀ DI IAITAS
La parte alta del Monte Jato è un vasto pianoro in pendenza verso sud. scavi16.jpg (41216 byte)L'area urbana, parzialmente cinta di mura, misurava circa 40 ettari, con un dislivello di più di 100 metri. La superficie urbana non era, ovviamente, tutta ricoperta di costruzioni. L'osservazione del terreno ci fa supporre che occupati fossero nel periodo antico circa due terzi dell'area: rimase libera solo la parte ovest. Gli scavi si sono fino a oggi concentrati al centro della città greca e a un'area situata a 150 metri a ovest dove sono riemersi un tempio greco e una grande casa. L'asse principale di collegamento interno della città era una via lastricata, di cui si sono scavati tratti al centro e a sud della casa suddetta, come pure in punti intermedi. Partiva probabilmente dalla porta orientale della città, ma il suo tracciato preciso resta tuttora da scoprire.

I REPERTI PIÙ ANTICHI E GLI INIZI DELL'INSEDIAMENTO
I reperti più antichi di Monte Jato sono frammenti di ceramica fatta a mano, sia dipinta che decorata a incisione.vaso1.jpg (8858 byte) La ceramica dipinta inizia per prima. I vasi sono decorati a tratti che ricordano piume: si parla perciò di "ceramica piumata". Decorazioni e forme simili si riscontrano nella Sicilia orientale e centrale a partire dal 1000 a.C.: l'insediamento sul Monte Jato potrebbe dunque risalire agli inizi del primo millennio a.C. La ceramica a decorazione incisa inizia un po' più tardi. Essa presenta disegni geometrici: nastri ornamentali, vaso2.jpg (7615 byte)triangoli, losanghe, cerchi concentrici e, sporadicamente, meandri. La ceramica indigena a decorazione incisa o dipinta ha continuato ad evolvere durante i secoli. I campioni più recenti datano, a Monte Jato, del V sec. a.C. Questi vasi non sono più fatti a mano ma sul tornio, strumento anch'esso ereditato dalla Grecia. Che gente viveva a Monte Jato agli inizi del primo millennio a.C.? Lo storico greco Tucidide, che redasse la sua opera alla fine del V sec. A.C., enumera (libro VI, cap. 2) i popoli che abitavano la Sicilia prima che i Greci venissero a fondarvi le loro città lungo le coste, prima cioè della cosiddetta colonizzazione greca. L'Est dell'isola era, secondo lui, popolato dai Siculi, il centro dai Sicani e l'occidente dagli Elimi. Particolarità culturali ed etniche si riflettono in genere nella cultura materiale che gli archeologi prendono in esame. Si è dunque tentato di determinare l'identità etnica della popolazione di Monte Jato mediante il materiale di scavo. Ma purtroppo i reperti trovati fino ad oggi a Monte Jato non ci permettono di affermare, se chiamarne gli abitanti Elimi o Sicani.

LA CAPANNA DI EPOCA PROTOSTORICA PRESSO IL TEMPIO DI AFRODITE
Gli strati più antichi dell'insediamento sul Monte Jato sono finora stati trovati intatti solo in alcuni punti Ciò deriva dal fatto che le fondamenta della sovrastante città greca vennero tutte protratte fitto alla roccia, a questo scopo finanche levigata e spianata. I resti di costruzione stratificati più antichi sono stati osservati dietro il tempio di Afrodite. Vi si distingueva una struttura di pietre, a limite curvilineo, tagliata dalle fondamenta di un edificio greco; essa risultava ricoperta di terra scura e grassa contenente cocci e ossi d'animale. Questa struttura va interpretata come fondo di una capanna a pianta circolare o ovale. L'alzato di materiale deperibile non ha lasciato tracce. Non è possibile indicare con precisione la data di costruzione della capanna. E comunque certo che la capanna è stata distrutta già al momento della costruzione del vicino tempio, sotto il quale sono stati identificati resti di capanne simili. Tutte queste capanne caddero dunque in disuso prima de 550 a.C., ma non ci è dato di sapere per quanto tempo siano state abitate.

UN FOCOLARE DI EPOCA PROTOSTORICA
Altre tracce di vita di età protostorica sono emerse a sud della piazza principale greca, dove lo scavo si è spinto fino alla roccia naturale. La roccia stessa, con la sua superficie liscia presentava un annerimento da interpretare come traccia di focolare. I pochi frammenti di ceramica indigena ritrovati provano che questo focolare è leggermente posteriore alla capanna a ovest del tempio. Pensiamo perciò che la zona del centro pubblico della città greca sia stata, in età protostorica, occupata relativamente tardi. Va da se che il primo insediamento di Monte Jato non si estendeva su tutta la superficie in seguito coperta dalla città greca. Tenendo conto di quanto sappiamo sulla Sicilia e l’Italia in questo periodo escludiamo una struttura urbanistica complessa e immaginiamo un semplice villaggio di capanne.

UN MONUMENTO ANONIMO DI EPOCA CLASSICA:
L'EDIFICIO DEL IV SEC.A.C.

A sud della via lastricata e di quella che sarà la piazza principale, è situato un edificio di circa 20 su 7 metri. Muri medievali e danni posteriori ne oscurano la pianta, ma il monumento stesso e abbastanza ben conservato. Il pavimento è rimasto intatto in vari punti e i muri raggiungono il mezzo metro di altezza. L'interno, dapprima formato di tre vani, fu in seguito ulteriormente suddiviso. Non ne abbiamo ancora potuto individuare tutte le porte d'accesso e di comunicazione interna. Un'entrata a nord serviva solo per il vano più settentrionale dell'edificio. L’orientamento nord-sud sarebbe, per un tempio, eccezionale. Questa interpretazione resta, ciononostante, la più probabile: solo edifici pubblici di una certa importanza (come ad esempio tempio di Afrodite) vennero infatti integrati nella nuova città greca, sulla quale torneremo. E il tipo di pianta ne esclude una funzione profana. Potrebbe trattarsi di un santuario di tipo punico come se ne conoscono a Monte Adranone, sito non molto lontano. La costruzione del IV sec. a.C. ne ricopre una precedente, della metà del V sec. a.C. messa in luce solo parzialmente, il cui muro sud poggia su fondazioni scavate nella roccia e risulta tagliato, ad occidente, dal muro ove dell'edificio posteriore. A questo primo edificio vanno ascritti numero reperti, sia importazioni greche che ceramica di tradizione indigena.

L’ELLENIZZAZIONE DELL’INSEDIAMENTO INDIGENO
Uno degli interrogativi più interessanti riguardo all'insediamento protostorico è quello della transizione da un villaggio di capanne indigeno ad una città greca: quale fu l'impatto fra la cultura indigena locale e la cultura greca, tecnologicamente e intellettualmente ben più avanzata, a che epoca avvenne e quale ne fu la ripercussione. Nel considerare l'ellenizzazione della cultura indigena, l'archeologo prende spunto dai suoi reperti. Le importazioni riflettono le relazioni esterne della comunità nella loro dimensione geografica e cronologica. La Sicilia occidentale venne toccata dalla colonizzazione greca piuttosto tardi. Selinunte, la fondazione greca più vicina, è del 628/27 a.C. Le prime importazioni greche raggiunsero Monte Jato, via Selinunte, verso la metà del VI sec. a.C. Fra i primi reperti greci citiamo alcuni frammenti di ceramica medio e tardocorinzia e attica. Le importazioni attiche prevalgono a partire dalla metà del VI sec. All'inizio del V sec. acquistano importanza i vasi a vernice nera, anzitutto l'elegante vasellame da banchetto. Non a caso sorgono ora imitazioni locali in tecnica greca, mentre la tecnica indigena tradizionale cade in disuso. L'architettura offre ulteriori indizi sui contatti culturali con il mondo greco. Il tempio di Afrodite si è rivelato una costruzione puramente greca, e alla stessa tradizione si riallacciano gli edifici a pianta ortogonale del V e IV secolo a.C. Da notare la precoce fondazione del tempio di Afrodite, di poco posteriore alle prime importazioni: l'ellenizzazione del mondo indigeno inizia con l'arrivo a Monte Jato di un nucleo di Greci verso la metà del VI sec. a.C. Assistiamo ad un'attiva penetrazione culturale greca, priva, almeno agli inizi, di qualsiasi connotazione politico-militare. Manca comunque ogni traccia di conquista violenta, e tutto fa pensare a una coabitazione pacifica.

LA NUOVA CITTÀ GRECA
Verso il 300 a.C. l'insediamento di Iaitas venne interamente ricostruito secondo i canoni urbanistici greci. Fanno parte della nuova pianta urbanistica le fortificazioni, la rete viaria e edifici pubblici di rilievo come il teatro e la piazza principale con le costruzioni annesse. I quartieri residenziali furono anch'essi edificati a nuovo. La difesa della città non richiedeva una cinta muraria completa. dato che i ripidi pendii rocciosi a nord e a nord-ovest garantivano una protezione sufficiente. Gli altri lati vennero invece rafforzati con mura e torri e, agli angoli nord-est, sud-est e sud-ovest della città, con bastioni. La cinta muraria è stata finora scavata in un solo punto a sud della piazza principale: la conformazione del terreno permette però di seguirne il percorso anche dove nulla ne emerge. Il nuovo asse principale era accuratamente lastricato di arenaria prelevata in valle. Riparazioni posteriori vennero eseguite in pietra calcare chiara di taglio irregolare. Va notato il percorso non rettilineo. ma adattato al terreno, della via: è da escludere dunque una pianta urbanistica regolare con assi viari ortogonali. di regola all'epoca della ricostruzione della città.

ATTIVITÀ EDILIZIE IN ETA ROMANA IMPERIALE
Nella prima età imperiale l'apogeo della città è ormai oltrepassato.vistaperistilio.jpg (58998 byte) La casa a peristilio e il tempio di Afrodite sono in rovina. Gli edifici sulla piazza principale sono trascurati: il lastrico e andato ricoprendosi di detriti, quindi di terra ed erba. Al teatro, l'ultimo ampliamento che prevedeva la costruzione di un corridoio d'accesso al lato dell'edificio scenico è rimasto incompiuto L'ottima qualità costruttiva ha permesso all'edificio scenico in disuso di sopravvivere per secoli. Il crollo finale non deve essere avvenuto che nel V sec. d.C. a soprattutto la ceramica che aiuta gli archeologi a tracciare la storia di Ietas in epoca imperiale. Vi sono rappresentate le ceramiche sigillate aretine e poi africane.

IL QUARTIERE MEDIEVALE DEL TEATRO
I ruderi medievali rinvenuti finora datano quasi tutti degli ultimi decenni dì vita di Giato, quando la città, prima e durante la grande insurrezione contro l'imperatore cristiano Federico Il, era diventata l'ultimo rifugio dei musulmani. Le case, erette frettolosamente con pietre prelevate dai muri antichi, sono piuttosto mal costruite. I reperti provenienti dalle macerie dì queste case sono scarsi. Ciò deriva dal fatto che gli ultimi sopravvissuti furono deportati nelle Puglie e portarono con se quanto ancora possedevano. Al teatro, case a un solo ambiente sono regolarmente disposte a semicerchio nella cavea. I blocchi delle gradinate del teatro vennero reimpiegati sia in posizione originale che raddrizzati, o furono invece asportati e frantumati per ottenerne materiale da costruzione. A monte delle case si trova un muro di confine, e oltre ad esso, quindi fuori dell'abitato, una serie dì tombe. Sì tratta, secondo le usanze dì allora, dì semplici tombe a fossa, prive di corredo. La presenza dì queste sepolture in immediata prossimità dell'abitato sì spiega con lo stato d'assedio. Anche alla piazza principale, soprattutto al lato ovest meglio conosciuto, si nota un'intensa attività edilizia post-antica. I primi muri sono paleocristiani, ma non e più possibile interpretarne la pianta. Seguono varie fasi edilizie medievali che sì sovrappongono. Dominano anche qui i ruderi dell'ultimo periodo. Le case sono disposte intorno ad un cortile: la vita delle donne era in tal modo sottratta alla vista di estranei. I cortili sono lastricati, le case, coperte di tegole. avevano pavimenti di battuto. All'interno della casa si trova spesso un ripiano dì pietre per il letto, Uno degli angoli, separato da un muro curvo, serviva per tenervi le provviste: vi si scoprono talvolta contenitori di derrate. Una serie di sepolture risale agli ultimi anni dell'insediamento. La cisterna nel cortile della casa a peristilio continuò ad essere utilizzata nel Medioevo. La sua apertura venne rialzata in muratura: solo con la costruzione dell'ultima casa fu chiusa mediante un blocco dì trabeazione del peristilio. La ceramica medievale fine di Giato, invetriata a base dì piombo. piace per i suoi colori e per la sua lucidità. Bacini simili a quelli scoperti nello scavo vennero importati dalla Sicilia e inseriti per decorazione nelle pareti esterne di chiese medievali a Pisa e in altre città dell’Italia centrale.

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ultimo aggiornamento 24/12/2007