
Testi di Hans
Peter Isler tratti dall'opuscolo, "Da Jato a San Cipirello",
Prodotto e distribuito da:
-Provincia Regionale di Palermo
-Comune di San Cipirello
Il Monte
Jato si erge a circa trenta chilometri a sud-ovest di Palermo. Ultima propaggine a sud
della catena di montagne che separava la Conca d'Oro dall'interno dell'isola, esso domina
la valle del fiume Jato che sfocia nel golfo di Castellammare. Dalla cima, situata a 852
m., si gode un ampio panorama che si estende ad ovest fino al mare. Formato su tre lati di
ripidi pendii rocciosi, il Monte Jato è praticabile solo attraversando un pianoro
contiguo, ad est.
Per questa sua configurazione si presta quindi benissimo come area di insediamento sicura.
Monte Jato fu abitato a partire dagli inizi del primo millennio a.C., nonostante
l'altitudine e le condizioni climatiche difficili. Siti analoghi si trovano anche nei
dintorni: alcuni noti, come Segesta o Eryx (oggi Erice), altri evidenziati da recenti
scavi, come Monte Castellazzo di Poggioreale, Monte Adranone vicino Sambuca, Monte Cavalli
di Prizzi o Rocca dEntella a nord-ovest di Contessa Entellina, o Monte Maranfusa
presso Roccamena, altri finora poco studiati come Monte d'Oro di Montelepre. Tutti questi
insediamenti risalgono all'età protostorica. Molti di essi hanno vissuto a lungo, ma con
vicende diverse. Fra i siti protostorici della Sicilia occidentale Monte Jato e uno dei
più interessanti, sia per le sue dimensioni che per la sua lunga vita. Solo qui è
attestato finora l'insediamento ininterrotto dall'epoca protostorica fino all'Alto
Medioevo, senza che gli strati archeologici risultino sconvolti in epoche più recenti.
Monte Jato si presta dunque particolarmente alla ricerca archeologica.
Dal 1971
l'istituto di Archeologia dell'Università di Zurigo, vi conduce scavi regolari. Scopo
dell'investigazione archeologica moderna non è il recupero di opere d'arte o di oggetti
di valore, ma la ricostruzione della storia dei siti. Anche la nostra ricerca vuole
anzitutto rievocare la storia: storia intesa però non come serie di eventi politici
(ricostruibili, se mai, mediante le fonti scritte). Si tratta invece di rievocare e di
capire la vita quotidiana a Monte Jato nel corso dei millenni in base ai rinvenimenti di
scavo. L'attenzione scientifica si focalizza sulla storia culturale del sito, riflessa
dall'architettura, dalle opere d'arte ma anche dagli oggetti di uso comune coma la
ceramica, anche frammentaria. I risultati di tale ricerca non possono evidentemente essere
che provvisori e richiedono aggiornamenti continui.
IL
NOME DELLA CITTÀ JATO
L'antico nome dell'insediamento sul Monte Jato non
è tramandato in modo univoco.
Una città, nel mondo classico, era un'unità politica
indipendente e autosufficiente, costituita da un nucleo di cittadini liberi. Le fonti
scritte usano perciò indicare la cittadinanza piuttosto che il nome della città. I
cittadini del nostro insediamento venivano chiamati IAITINOI in greco, IETENSES in latino.
Nulla sappiamo della lingua della prima popolazione e quindi del nome dell'insediamento in
età protostorica. Non va scartata l'ipotesi che la radice del nome, per la quale non
esiste spiegazione soddisfacente in greco, sia di origine indigena. Il nome della città
compare su documenti riportati alla luce dagli scavi, e cioè su tegole e su una serie di
monete della città. In base a questi, in combinazione con un passo dello scrittore romano
Silio Italico di prima età imperiale, il nome della città si può ricostruire come IETAS
in latino e IAITAS in greco. La forma medievale del nome viene tramandata dalle fonti:
GIATO.
LA STORIA POLITICA SECONDO LE FONTI SCRITTE
L'insediamento di Monte Jato visse, sia
nell'Antichità che nel Medioevo, ai margini della storia politica. A differenza di
metropoli come Atene o Siracusa, viene quindi citata solo sporadicamente nelle fonti, di
solito a proposito della sua forte posizione strategica, che le consentì a volte di
svolgere un ruolo episodico nei grandi scontri tra le potenze. I Cartaginesi dominarono la
Sicilia occidentale, e quindi anche la nostra città, a partire dall'inizio del IV sec.
a.C. Pirro, re d'Epiro, in occasione della sua incursione in Sicilia (278-275 a.C.),
assalì anche Monte Jato. Durante la prima guerra punica (264-241 a.C.) gli Ietini
aprirono le porte della loro città ai Romani dopo averne cacciato la guarnigione
cartaginese. In seguito Iaitas passo insieme a tutta la Sicilia occidentale, sotto il
dominio romano. 
Dell'epoca romana imperiale sappiamo soltanto che Ietas faceva parte, insieme ad altre 45
città di Sicilia, del gruppo degli " stipendiarii", cioè di comunità
tributarie di Roma. Dal che consegue che Ietas era uno dei circa 50 insediamenti urbani
della Sicilia romana: anzi, come risulta dagli scavi, non fra i minori. Le fonti per la
storia medievale sono anch'esse rare. Nel XI sec. d.C., al momento della conquista
normanna della Sicilia sotto il Conte Ruggero. il sito era abitato soprattutto da
popolazioni arabe immigrate dal Magreb. Queste, nel 1079, rifiutarono di pagare le imposte
e prestare dei servizi. Seguite dagli abitanti di Cinisi, si ribellarono al Conte Ruggero
che solo a fatica riuscì a vincerle, dopo averne bruciate le messi. Parte dell'accesso
protetto menzionato dal Malaterra, detto oggi la 'scala del ferro", è tuttora
praticabile sul fianco nord-est del monte. Alla metà del XII sec., quando il geografo
arabo Al Idrisi visitò la nostra città, essa aveva un castello e una prigione
sotterranea per chi aveva mosso offesa al sovrano. Sotto il re normanno Guglielmo II essa
passava alla Chiesa e al Monastero di Santa Maria la Nuova di Monreale e dava il suo nome
a tutto il territorio: nell'atto di donazione del 1182 d.C. questo viene chiamato Magna
divisa Iati. Discordie religiose provocarono nel XIII sec., insurrezioni degli Arabi
isolani contro Federico Il di Svevia, imperatore cristiano e re di Sicilia. Giato
medievale divento teatro dell'ultima rivolta musulmana in Sicilia, dapprima assieme alla
vicina Entella, poi in seguito alla sconfitta dell'alleata, sola. Sembra che l'assedio
alla nostra città sia durato più di 20 anni, seppur non ininterrotto. Documenti che
portano la firma dell'imperatore "in assedio Iati" attestano la presenza sotto
le mura di Jato negli anni 1222 e 1223. Solo nel 1246 la città venne infine conquistata e
rasa al suolo. I sopravvissuti vennero, come già altri nuclei arabi, deportati a Lucera
di Puglia. Con ciò si concluse, dopo più di due millenni, la storia dell'abitato di
Monte Jato: il che i nostri scavi hanno confermato.
TOPOGRAFIA
DELLANTICA CITTÀ DI IAITAS
La parte alta del Monte Jato è un vasto pianoro in
pendenza verso sud.
L'area urbana, parzialmente cinta di mura, misurava
circa 40 ettari, con un dislivello di più di 100 metri. La superficie urbana non era,
ovviamente, tutta ricoperta di costruzioni. L'osservazione del terreno ci fa supporre che
occupati fossero nel periodo antico circa due terzi dell'area: rimase libera solo la parte
ovest. Gli scavi si sono fino a oggi concentrati al centro della città greca e a un'area
situata a 150 metri a ovest dove sono riemersi un tempio greco e una grande casa. L'asse
principale di collegamento interno della città era una via lastricata, di cui si sono
scavati tratti al centro e a sud della casa suddetta, come pure in punti intermedi.
Partiva probabilmente dalla porta orientale della città, ma il suo tracciato preciso
resta tuttora da scoprire.
I
REPERTI PIÙ ANTICHI E GLI INIZI DELL'INSEDIAMENTO
I reperti più antichi di Monte Jato sono frammenti
di ceramica fatta a mano, sia dipinta che decorata a incisione.
La ceramica dipinta inizia per prima. I vasi sono decorati a tratti che
ricordano piume: si parla perciò di "ceramica piumata". Decorazioni e forme
simili si riscontrano nella Sicilia orientale e centrale a partire dal 1000 a.C.:
l'insediamento sul Monte Jato potrebbe dunque risalire agli inizi del primo millennio a.C.
La ceramica a decorazione incisa inizia un po' più tardi. Essa presenta disegni
geometrici: nastri ornamentali,
triangoli, losanghe, cerchi concentrici e,
sporadicamente, meandri. La ceramica indigena a decorazione incisa o dipinta ha continuato
ad evolvere durante i secoli. I campioni più recenti datano, a Monte Jato, del V sec.
a.C. Questi vasi non sono più fatti a mano ma sul tornio, strumento anch'esso ereditato
dalla Grecia. Che gente viveva a Monte Jato agli inizi del primo millennio a.C.? Lo
storico greco Tucidide, che redasse la sua opera alla fine del V sec. A.C., enumera (libro
VI, cap. 2) i popoli che abitavano la Sicilia prima che i Greci venissero a fondarvi le
loro città lungo le coste, prima cioè della cosiddetta colonizzazione greca. L'Est
dell'isola era, secondo lui, popolato dai Siculi, il centro dai Sicani e l'occidente dagli
Elimi. Particolarità culturali ed etniche si riflettono in genere nella cultura materiale
che gli archeologi prendono in esame. Si è dunque tentato di determinare l'identità
etnica della popolazione di Monte Jato mediante il materiale di scavo. Ma purtroppo i
reperti trovati fino ad oggi a Monte Jato non ci permettono di affermare, se chiamarne gli
abitanti Elimi o Sicani.
LA
CAPANNA DI EPOCA PROTOSTORICA PRESSO IL TEMPIO DI AFRODITE
Gli strati più antichi dell'insediamento sul Monte
Jato sono finora stati trovati intatti solo in alcuni punti Ciò deriva dal fatto che le
fondamenta della sovrastante città greca vennero tutte protratte fitto alla roccia, a
questo scopo finanche levigata e spianata. I resti di costruzione stratificati più
antichi sono stati osservati dietro il tempio di Afrodite. Vi si distingueva una struttura
di pietre, a limite curvilineo, tagliata dalle fondamenta di un edificio greco; essa
risultava ricoperta di terra scura e grassa contenente cocci e ossi d'animale. Questa
struttura va interpretata come fondo di una capanna a pianta circolare o ovale. L'alzato
di materiale deperibile non ha lasciato tracce. Non è possibile indicare con precisione
la data di costruzione della capanna. E comunque certo che la capanna è stata distrutta
già al momento della costruzione del vicino tempio, sotto il quale sono stati
identificati resti di capanne simili. Tutte queste capanne caddero dunque in disuso prima
de 550 a.C., ma non ci è dato di sapere per quanto tempo siano state abitate.
UN
FOCOLARE DI EPOCA PROTOSTORICA
Altre tracce di vita di età protostorica sono
emerse a sud della piazza principale greca, dove lo scavo si è spinto fino alla roccia
naturale. La roccia stessa, con la sua superficie liscia presentava un annerimento da
interpretare come traccia di focolare. I pochi frammenti di ceramica indigena ritrovati
provano che questo focolare è leggermente posteriore alla capanna a ovest del tempio.
Pensiamo perciò che la zona del centro pubblico della città greca sia stata, in età
protostorica, occupata relativamente tardi. Va da se che il primo insediamento di Monte
Jato non si estendeva su tutta la superficie in seguito coperta dalla città greca.
Tenendo conto di quanto sappiamo sulla Sicilia e lItalia in questo periodo
escludiamo una struttura urbanistica complessa e immaginiamo un semplice villaggio di
capanne.
UN MONUMENTO
ANONIMO DI EPOCA CLASSICA:
L'EDIFICIO DEL IV SEC.A.C.
A sud della via lastricata e di quella che sarà la piazza principale, è situato un
edificio di circa 20 su 7 metri. Muri medievali e danni posteriori ne oscurano la pianta,
ma il monumento stesso e abbastanza ben conservato. Il pavimento è rimasto intatto in
vari punti e i muri raggiungono il mezzo metro di altezza. L'interno, dapprima formato di
tre vani, fu in seguito ulteriormente suddiviso. Non ne abbiamo ancora potuto individuare
tutte le porte d'accesso e di comunicazione interna. Un'entrata a nord serviva solo per il
vano più settentrionale dell'edificio. Lorientamento nord-sud sarebbe, per un
tempio, eccezionale. Questa interpretazione resta, ciononostante, la più probabile: solo
edifici pubblici di una certa importanza (come ad esempio tempio di Afrodite) vennero
infatti integrati nella nuova città greca, sulla quale torneremo. E il tipo di pianta ne
esclude una funzione profana. Potrebbe trattarsi di un santuario di tipo punico come se ne
conoscono a Monte Adranone, sito non molto lontano. La costruzione del IV sec. a.C. ne
ricopre una precedente, della metà del V sec. a.C. messa in luce solo parzialmente, il
cui muro sud poggia su fondazioni scavate nella roccia e risulta tagliato, ad occidente,
dal muro ove dell'edificio posteriore. A questo primo edificio vanno ascritti numero
reperti, sia importazioni greche che ceramica di tradizione indigena.
LELLENIZZAZIONE
DELLINSEDIAMENTO INDIGENO
Uno degli interrogativi più interessanti riguardo all'insediamento protostorico è quello
della transizione da un villaggio di capanne indigeno ad una città greca: quale fu
l'impatto fra la cultura indigena locale e la cultura greca, tecnologicamente e
intellettualmente ben più avanzata, a che epoca avvenne e quale ne fu la ripercussione.
Nel considerare l'ellenizzazione della cultura indigena, l'archeologo prende spunto dai
suoi reperti. Le importazioni riflettono le relazioni esterne della comunità nella loro
dimensione geografica e cronologica. La Sicilia occidentale venne toccata dalla
colonizzazione greca piuttosto tardi. Selinunte, la fondazione greca più vicina, è del
628/27 a.C. Le prime importazioni greche raggiunsero Monte Jato, via Selinunte, verso la
metà del VI sec. a.C. Fra i primi reperti greci citiamo alcuni frammenti di ceramica
medio e tardocorinzia e attica. Le importazioni attiche prevalgono a partire dalla metà
del VI sec. All'inizio del V sec. acquistano importanza i vasi a vernice nera, anzitutto
l'elegante vasellame da banchetto. Non a caso sorgono ora imitazioni locali in tecnica
greca, mentre la tecnica indigena tradizionale cade in disuso. L'architettura offre
ulteriori indizi sui contatti culturali con il mondo greco. Il tempio di Afrodite si è
rivelato una costruzione puramente greca, e alla stessa tradizione si riallacciano gli
edifici a pianta ortogonale del V e IV secolo a.C. Da notare la precoce fondazione del
tempio di Afrodite, di poco posteriore alle prime importazioni: l'ellenizzazione del mondo
indigeno inizia con l'arrivo a Monte Jato di un nucleo di Greci verso la metà del VI sec.
a.C. Assistiamo ad un'attiva penetrazione culturale greca, priva, almeno agli inizi, di
qualsiasi connotazione politico-militare. Manca comunque ogni traccia di conquista
violenta, e tutto fa pensare a una coabitazione pacifica.
LA NUOVA
CITTÀ GRECA
Verso il 300 a.C. l'insediamento di Iaitas venne interamente ricostruito secondo i canoni
urbanistici greci. Fanno parte della nuova pianta urbanistica le fortificazioni, la rete
viaria e edifici pubblici di rilievo come il teatro e la piazza principale con le
costruzioni annesse. I quartieri residenziali furono anch'essi edificati a nuovo. La
difesa della città non richiedeva una cinta muraria completa. dato che i ripidi pendii
rocciosi a nord e a nord-ovest garantivano una protezione sufficiente. Gli altri lati
vennero invece rafforzati con mura e torri e, agli angoli nord-est, sud-est e sud-ovest
della città, con bastioni. La cinta muraria è stata finora scavata in un solo punto a
sud della piazza principale: la conformazione del terreno permette però di seguirne il
percorso anche dove nulla ne emerge. Il nuovo asse principale era accuratamente lastricato
di arenaria prelevata in valle. Riparazioni posteriori vennero eseguite in pietra calcare
chiara di taglio irregolare. Va notato il percorso non rettilineo. ma adattato al terreno,
della via: è da escludere dunque una pianta urbanistica regolare con assi viari
ortogonali. di regola all'epoca della ricostruzione della città.
ATTIVITÀ
EDILIZIE IN ETA ROMANA IMPERIALE
Nella prima età imperiale l'apogeo della città è ormai oltrepassato.
La casa a peristilio e il tempio di
Afrodite sono in rovina. Gli edifici sulla piazza principale sono trascurati: il lastrico
e andato ricoprendosi di detriti, quindi di terra ed erba. Al teatro, l'ultimo ampliamento
che prevedeva la costruzione di un corridoio d'accesso al lato dell'edificio scenico è
rimasto incompiuto L'ottima qualità costruttiva ha permesso all'edificio scenico in
disuso di sopravvivere per secoli. Il crollo finale non deve essere avvenuto che nel V
sec. d.C. a soprattutto la ceramica che aiuta gli archeologi a tracciare la storia di
Ietas in epoca imperiale. Vi sono rappresentate le ceramiche sigillate aretine e poi
africane.
IL QUARTIERE
MEDIEVALE DEL TEATRO
I ruderi medievali rinvenuti finora datano quasi tutti degli ultimi decenni dì vita di
Giato, quando la città, prima e durante la grande insurrezione contro l'imperatore
cristiano Federico Il, era diventata l'ultimo rifugio dei musulmani. Le case, erette
frettolosamente con pietre prelevate dai muri antichi, sono piuttosto mal costruite. I
reperti provenienti dalle macerie dì queste case sono scarsi. Ciò deriva dal fatto che
gli ultimi sopravvissuti furono deportati nelle Puglie e portarono con se quanto ancora
possedevano. Al teatro, case a un solo ambiente sono regolarmente disposte a semicerchio
nella cavea. I blocchi delle gradinate del teatro vennero reimpiegati sia in posizione
originale che raddrizzati, o furono invece asportati e frantumati per ottenerne materiale
da costruzione. A monte delle case si trova un muro di confine, e oltre ad esso, quindi
fuori dell'abitato, una serie dì tombe. Sì tratta, secondo le usanze dì allora, dì
semplici tombe a fossa, prive di corredo. La presenza dì queste sepolture in immediata
prossimità dell'abitato sì spiega con lo stato d'assedio. Anche alla piazza principale,
soprattutto al lato ovest meglio conosciuto, si nota un'intensa attività edilizia
post-antica. I primi muri sono paleocristiani, ma non e più possibile interpretarne la
pianta. Seguono varie fasi edilizie medievali che sì sovrappongono. Dominano anche qui i
ruderi dell'ultimo periodo. Le case sono disposte intorno ad un cortile: la vita delle
donne era in tal modo sottratta alla vista di estranei. I cortili sono lastricati, le
case, coperte di tegole. avevano pavimenti di battuto. All'interno della casa si trova
spesso un ripiano dì pietre per il letto, Uno degli angoli, separato da un muro curvo,
serviva per tenervi le provviste: vi si scoprono talvolta contenitori di derrate. Una
serie di sepolture risale agli ultimi anni dell'insediamento. La cisterna nel cortile
della casa a peristilio continuò ad essere utilizzata nel Medioevo. La sua apertura venne
rialzata in muratura: solo con la costruzione dell'ultima casa fu chiusa mediante un
blocco dì trabeazione del peristilio. La ceramica medievale fine di Giato, invetriata a
base dì piombo. piace per i suoi colori e per la sua lucidità. Bacini simili a quelli
scoperti nello scavo vennero importati dalla Sicilia e inseriti per decorazione nelle
pareti esterne di chiese medievali a Pisa e in altre città dellItalia centrale.
Progetto
e realizzazione di Giuseppe Brusca
postmaster@jatonet.it
Via Badia, 55 San Giuseppe Jato (PA)
Tel. 0918579318 - 0918576494 - Cell.3358791074
ultimo aggiornamento 24/12/2007